21/08/10

Il talento seppellito (Mt 25: 14-30; Luca 19)- appunti sermone

Ognuno riceve secondo le sue capacità. Ci sono diversi gradi di dovere. Nessuno non è esonerato dal dovere. La quantità di lavoro non era superiore alla sua capacità di amministrare con saggezza. Ed era abbastanza da accumulare esperienza e per stimolare la sua ingegnosità e la sua capacità di creare, inventare. Il padrone opera una distinzione, discriminazione. Ha lucidità nell’affidare i talenti, fa un’analisi del mercato. Lui stesso è un buon negoziante, amministratore. Non è un tiranno, un assurdo, non chiede l’impossibile a quello che non può rendere di +. Non è inflessibile: tu prendi questo mi devi portare tot. Non è un duro. Sa dove seminare per poi poter raccogliere. Chiede un impegno: Max Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, parla dell'importanza del protestantismo ascetico che portarono alla nascita del capitalismo. Con una vita contenuta, disciplinata, morale, i protestanti accumulavano il capitale, che non era sperperato per dei vizi costosi, quindi la società progrediva.
Subito, primo e secondo servo andarono a farli fruttare. Non perdono tempo. Sono entusiasti di questa fiducia (il padrone affidò loro i suoi beni). Il padrone mi considera importante. Mi ha lasciato il suo patrimonio. Ci ha costituiti soci. Siamo partecipi dei suoi beni. Era come un’eredità data a me, schiavo. Io sono deciso di onorare la sua fiducia.
Il padrone rischia. Se non voleva rischiare metteva lui stesso i soldi in banca, e al ritorno avrebbe preso tranquillamente gli interessi. Invece per lui erano importanti le risorse umane. È lì, nella formazione, educazione che vuole investire del denaro, anche correndo il rischio. Il padrone vuole prepararsi discepoli, amministratori nel suo regno. Vuole prepararli per farli, insieme con lui, da schiavi padroni del mondo. Abbi potere su dieci città! Il padrone è un uomo duro, fermo, austero (lui stesso ha vissuto una vita spartana, di sacrificio), chiede molto, come un genitore che richiede molto al bambino, per prepararlo a essere un giorno un grande uomo. Fare il sindaco di una città, di una provincia. Non è un Padre autoritario (tirano) ma è autorevole, deciso nei suoi modi di educare. Fa fare il tirocinio con le minime cose, per poi dare il potere. Al giovane ricco gli si chiede tutto. Lascia i tuoi averi e vieni e abbi una vita austera con me. Sul monte degli ulivi ci presenta un regno, un Dio, che non ci saremmo aspettati. Una religione rivoluzionaria, per certi versi, quasi utopica. Il padrone rischia ma vuol preparare i servi e chiede che anche loro mettano in gioco tutto (rischiano) x diventare padroni del mondo.
Questo è stato lo scopo di Dio per l’uomo sin dall’inizio. Lui sarebbe stato il padrone del creato, di tutte le città. In frattempo è diventato schiavo del peccato ma Dio insiste e lo vuole fare di nuovo il padrone del mondo. Ecco come Dio raccoglie dove non ha seminato: infatti, l’uomo deve seminare, deve impegnarsi. Dio sarà gioioso e soddisfatto per il successo del suo servo. La gioia del padrone non viene dal fatto che ora ha guadagnato sulle spalle del servo. Poco gli importa: uno viene con 5 talenti in +, altro con 2. La valutazione è la stessa. Che importa se mi hai portato di più o di meno, importante è che ti sei dato da fare. Anche con i viticoltori si comporta così: uno viene alla fine e riceve come gli altri. Importante è che ci sei, non quanto produci o quanto possiedi. Qui Erich Fromm avrebbe da dire molto. Il profitto va sul secondo piano. La fedeltà invece produce la gioia, una festa di gioia, cui ci fa partecipi. Se uno lavora per l’opera del Signore, non è per Dio, è x la nostra salvezza.
➢servo malvagio e infedele: andò a fare una buca in terra e vi nascose il denaro. Nell’antichità questo era considerato il modo + sicuro di conservare un tesoro. Tanti tesori che stanno ora nei musei sono stati trovati in q. modo. Il servo è un tradizionalista, attaccato ai costumi dell’epoca. Non è creativo per niente. Non usa il proprio cervello. Fa e dice quello che altri fanno e dicono. È un conformista.  nascondevo pezzi di porcellana: ho trovato un tesoro!!!
Signore, io sapevo che tu sei… il suo comportamento non è dovuto all’ignoranza o alla mancanza di capacità. L’ha fatto a posta, deliberatamente. X la sua negligenza, x il suo ozio, cerca di trovare una scusa. Quelli che accusano altri per la mancanza di successo proclamano con questo i loro difetti di carattere. Ti conoscevo, sapeva che il padrone avrebbe chiesto un rendiconto minuzioso dell’occasione datagli. Lui ha accettato il talento, facendo questo ha promesso tacitamente che l’avrebbe fruttato. Perché ha accettato se non aveva intenzione di far nulla? Che voleva dimostrare? Odiava il padrone, voleva furbescamente far vedere agli altri che il padrone è cattivo. Io ora sarò coretto, mica sono un ladro io, non spendo il denaro, non lo perdo, ma neanche gli do la soddisfazione di avere un profitto. Pianificava sin dall’inizio di privare il suo padrone del profitto del suo capitale, ma anche, con questi intrighi, di macchiare la sua immagine pubblica. Prendo io questo talento, così non potrà darlo ad un altro servo. Quando torna, glielo butto in faccia il suo denaro, così impara.
Aveva paura che il commercio forse potrebbe portare la perdita del capitale. Comunque, ogni interesse sarebbe andato al suo padrone, allora perché faticare? Se il padrone gli avesse detto: ecco, ciò che tu guadagni con questo talento è tuo…allora sì che si ragiona. Oppure, se mi dava almeno di più. Tanto, è poco, guadagnerei poco. Molti che hanno capacità realizzano poco perché osano poco. Dio però non chiede né troppo né meno di quello che uno può fare. Ma lui, se rischiava tutto e perdeva tutto, il padrone apprezzava magari solo il suo impegno. Invece di dire: entra nella gioia del tuo Signore avrebbe detto: entra nel perdono… Qual è il problema? Quante volte noi abbiamo sbagliato e Lui non ci ha sgridati ma ci ha perdonati? Tutta la terra è sua. Il prezzo + grande invece è l’essere umano. Tanto, abbiamo visto che non era tanto il denaro che interessava al padrone, bensì la preparazione: dovevano provare, tentare. Chi non lavora non sbaglia. Con un piccolo sforzo, poteva almeno metterlo in banca, se aveva paura di trafficare. La misura del profitto sarebbe stato minore, ma anche questo sarebbe stato meglio che niente.
La perdita è quella di non poter + servire. Le occasioni non usate sono perse. Il padrone non si fida + di lui. Alla fine si vede chiaramente che aveva torto: il padrone premia gli altri. Si è visto che tutta questa azione non era per il profitto del padrone ma per il loro interesse. Poi sembra che il padrone non richiede la restituzione del capitale, ma lo lascia nelle loro mani per sempre, per continuare ad aumentarlo esponenzialmente.
C: I talenti sono i frutti dati dallo SpS. Con un gesto che somiglia a quello della creazione dell’uomo, Gesù soffia sui discepoli e disse: Ricevete lo SpS. I discepoli hanno potenzialmente lo Spirito, ma è stato manifesto soltanto alla Pentecoste. L’uomo è fatto con delle capacità, ma se non le mette a fruttare, non possono essere efficienti.
Lo scopo della nostra vita e di servire nel nostro piccolo per poi poter farlo ad una scala superiore: essere padroni. Metti l’anima in tutto quello che fai, anche se è cosa piccola. Molti aspettano di fare grandi cose, tralasciando le piccole cose che possono fare. Non riceveranno mai compiti maggiori.

In attesa della nostra attesa, Ebrei 4:9-10 (appunti sermone)

In attesa della nostra attesa
***In un cartone animato un bambino birichino di nome Calvino giocava con il suo compagno di gioco. Calvino disse al suo compagno di dargli una mano per spingere la macchina fuori dal garage perché gli dava fastidio al gioco. Il suo amico Hobbes gli rispose di chiedere prima alla mamma il permesso. Calvino disse: se chiedo il permesso alla mamma, come fa di solito, mi dirà anche sta volta di no. Dopo un po’ al lavoro della mamma squillò il telefono. Sei te, Calvino, tesoro, tutto bene? A sì, sto benissimo. Giocavo con Hobbes e ho avuto un incidente. Stai bene, sei ferito? Sto benissimo, te lo detto prima. Abbiamo spinto pian pianino la macchina fuori dal garage però la macchina non si è fermata davanti al garage, come lo metti te sempre. È andata in strada e un tir gli è passata sopra. Ok vengo a casa subito! Prima di mettere giù, Calvino disse: mamma, prima di venire a casa, dimmi quanto mi ami e mi vuoi bene.
Cosa attendiamo da Dio? Amore. discepoli: e noi che ci aspettavamo che il Messia…
La storia del cx comincia con una grande attesa e ancora una più grande delusione. La storia degli avventisti ugualmente. Avventisti sono sì del 7° giorno ma anche quelli che attendono il ritorno, con l’ottavo giorno, la sospensione del tempo e della sua numerazione. Siamo sempre tesi verso il futuro sia nell’attesa piccola sia nella grande attesa. Il bambino attende la crescita, la sposa di maritarsi, il morto di diventare santo subito. Per Dio invece – eterno presente. Il tempo è come un blocco di ghiaccio e i momenti come le bolle di aria dentro. Noi abbiamo aspettative da Dio. Ci aspetteremmo di essere amati, capiti. Qual è l’attesa di Dio? Di entrare nel suo riposo. Un riposo di sabato che è un’attesa del giorno settimo e del suo ritorno, ma è anche un eterno oggi. Bisogna riposarsi dalle proprie opere. Dio attende che noi attendiamo. In fondo seguire Gesù significa lasciare tutto il mio operato e attendere da lui qc.
2 episodi Elia e Mosè
Mosè sul monte 40g. il popolo attende paziente per quasi 40. L’interpretazione rabbinica parla di un ritardo di 6 ore. Una metà giornata che non si doveva contare ai 40 gg. Il desiderio di essere guidati, di avere sicurezze, di avere un Dio era buono. Orientato in modo errato. Arone, malgrado la sua notorietà negativa in questo caso, ha provato di far ripensare il popolo. Voleva dare tempo a Mosè, dunque dice al popolo di rinunciare all’oro. È facile? Questi orecchini e colane hanno un valore affettivo. Arone pensava che avrebbero cambiato idea. Subito. Domani sarà festa al Signore. Non al signor vitello. Cerca di distogliere la loro attenzione dal vitello per farli ragionare. È Dio il vostro dio. Arone era un avventista, uno che attendeva. Il popolo - un opportunista. Volevano cogliere al volo l’opportunità. Ora è l’ora di fare un altro dio, dato che Mosè non c’è. Davanti al Mar Rosso, Mosè ha detto: Halt! Fermatevi. Calmatevi. Attendete. Riposatevi. Fate sabato nel vostro cuore. Date tempo a Dio per agire. Anche Mosè è un avventista. Il popolo era senza freno. Incontinenti. Intemperanti. Come gli animali istintivi. Non sai come si comporterà. Il cane di casa che mi ha morso. Gli portavo da mangiare. Puoi dire a un cane di mettersi a ragionare? *cane di casa. Io pensavo lui sapesse queste cose. L’uomo di Dio invece è abbastanza prevedibile. Sai che attenderà il suo Dio. Giuseppe aspetta per 12 anni il suo Dio. Una cattiva abitudine: apparire all’ultimo, quando non c’è più speranza. Sembra un Dio che dorme nell’angolo più remoto di una barca e interviene solo quando cominci ad urlare come la cerva assettata d’acqua: ti desidero oh mio Dio!
Didimo il Cieco (sec IV) diceva nei suoi commenti ai Salmi, che la cerva poteva uccidere un serpente. Ma quando le capita questo va subito in ricerca di una fonte d’acqua, a causa del veleno che accumula nella bocca. Ha bisogno irrimandabile di diventare pura. Dopo l’incontro con il diavolo abbiamo bisogno di lavarsi. Neanche dopo il battesimo non possiamo evitarlo. Perché c’è dall’inizio inimicizia fra il serpente e la cerva, la donna. Lei schiaccerà il capo del serpente e lui le ferirà il calcagno. Dunque ha bisogno di lavarsi i piedi.Se noi abbiamo siamo stati battezzati, non abbiamo più bisogno di farlo. Solo lavanda dei piedi. Il metodo di afferrare il calcagno che Giacobbe usò sin prima dalla nascita…l’ha preso dal serpente. Lui ferisce il calcagno, si insinua furtivamente e morde. Non lotta con onesta. Dio ha insegnato poi Giacobbe a lottare in modo corretto. Proprio allora lui è stato vittorioso, non prima usando l’inganno. Quindi, non abbiamo bisogno di una lavatura integrale, come disse Pietro. Si racconta che la cerva, quando invecchia e la pelliccia perde il pelo, allora mangia un serpente per ridiventare giovane. Superare una tentazione significa un rafforzamento, come un aquila che vive una seconda vita. Questa cerva è la chiesa, il popolo di Dio.
Possiamo dire che il popolo fa un’immagine deificata di sé stesso. Non una cerva d’amore, gazzella graziosa, come nei Proverbi 5. Una cerva al maschile. La chiesa è la sposa, la donna. È innaturale voler essere lo sposo, essere dio. Questa è infatti la proposta del serpente in Eden. Essere come Dio. Essere dio, essere un vitello, non una cerva. Ecco il tuo Dio Israele che ti ha salvato dall’Egitto. Nel popolo erano non solo israeliti. Loro dicono queste parole.
Non tentate Dio con la vostra impazienza. Questa pazienza significa anche ricevere la legge. Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio. Il popolo è in attesa della sua legge, della sua giustizia. Superare la condizione di schiavo vuol dire aspettare, ubbidire naturalmente senza doverlo fare per paura.
***Una simpaticavecchietta scozzese viaggiava a piedi in tutto il paese. Arrivata ad un incrocio, tirava un bastone in aria e poi prendeva la via che indicava il legno. Una volta un uomo l’ha visto scaraventando il bastone 3 volte. Perché getti il bastone? Lascio che Dio mi mostri la strada. E perché 3 volte? Le prime due volte mi mostrava la strada sbagliata!
Le fasi della conoscenza di Dio: schiavo, fase intermedia – amicizia, poi figlio. A Mosè gli è servito un’attesa di 40 anni. Ugualmente al popolo nel deserto. All’inizio le parole della legge sono scolpite nella pietra. Con uno scalpello di ferro e con il piombo. Poi la legge sta nel cuore (la quale non è più di pietra ma di carne). All’inizio le parole sono sulla pietra perché altrimenti non capisci.
Giacomo 1: 23-25Facitori, costruttori/distruttori della Parola, faccia naturale/spirituale. Chi non ha pazienza ad aspettare Dio e la sua Legge ed è sempre di corsa, guardo lo specchio poi subito scappa, si dimentica di Dio, vuole agire da solo. Riposare vuol dire aspettare. Sabato è l’espressione della legge per eccellenza. Nocciolo della legge. Quando stiamo lì in contemplazione, per guardare il mondo di Dio, e vero, come in uno specchio di bronzo, cioè scuro, poco visibile ma e pur il mondo di Dio questo! Questo modo non bene delineato ha a che fare con l’attendere. L’efficienza oggi è legata al velocizzare le pratiche. Non ci piace la burocrazia. Questo indugiare è l’attardarsi positivo che porta la luce di Dio. Non per niente questi con la faccia naturale non sopportavano la faccia spirituale di Mosè - un’esplosione di luce con tutti i colori dell’arcobaleno. Bisognava coprirsi con un velo.
Parliamo di un altro che aveva bisogno di velo a un certo punto. Elia. Viene fuori dalla caverna e si copre la faccia con il mantello perché in quel momento era disturbato dalle cose spirituali. Si era abituato alla caverna. Elia sul monte Carmelo, una vittoria grandiosa.
***Non è vero che chi ha più forza avrà vittoria. Elia solo, quelli - 850 profeti falsi. Napoleone ha dato una risposta cinica alla domanda se Dio è dalla parte della Francia. Dio è dalla parte di chi ha l’artiglieria più forte! Dopo Waterloo, in esilio Napoleone coregge: L’uomo propone, Dio dispone!
Aveva ora delle attese da Dio. Il popolo sicuramente tornerà senz’altro a Dio. Ma niente. Le sue attese non sono onorate da Dio. Prende e va via nel deserto verso il monte di Dio: Sinai. Che fai qui Elia? Non mi attendi più? Due modi di agire: il popolo è impaziente ad agire e Elia non ha più risorse né per agire e né per altro. Una passività mortale. E giù di morale. L’attesa cristiana non somiglia a nessuna delle due. È un’attesa attiva perché spera nel Signore e si fida di Lui.
Subito dopo Carmelo Elia entusiasta, manda ad Acab per dirgli che arriva la pioggia, e sale sempre sul Carmelo per aspettare l’intervento divino. Prega 7 volte. L’acqua arriva non subito come il fuoco. I tempi di Dio sono diversi.
Dio non era in quel fuoco. Come??? Ma prima non Dio ha mandato il fuoco? Dio ha mandato l’acqua. Ma Dio non è nell’acqua! Dio usa questi elementi come strumenti, per un solo scopo: amore. Con-vincere. Vincere insieme. Più vicine a Dio sono: il sorriso, abbraccio, bacio (non di Giuda!), una buona parola, incoraggiamento ecc. Il fuoco del giudizio veniva sull’altare solo come simbolo dell’ira di Dio che annientava l’agnello diventato (serpente) peccato. Dio è nel suono dolce e sommesso (lieve). Dio è un lievito che fa crescere l’amore negli uomini.
Calvino ha detto: mamma, prima di venire a casa, dimmi quanto mi ami e mi vuoi bene.
Abbiamo bisogno di un Dio d’amore. È così è il nostro Dio. Il fuoco, i tuoni sul Sinai erano strumenti per inculcare la legge nel popolo. Però Dio del monte Oreb (Sinai) non è questo! E quello del suono dolce e sommesso. Qual è il Dio delle nostre attese? Aspettiamo il Dio giusto o un…vitello, la nostra propria azione, vitello che è l’immagine di noi stessi, cioè un idolo? Disperiamo se le nostre attese non siano onorate da Dio o facciamo sabato nei nostri cuori attendendo l’agire di Dio e la sua legge?
In quest’attesa non c’è bisogno di subire il presente. Quando attendi un viaggio questo comincia sin dal momento in cui sogni facendo i piani di viaggio. Macompiacersi, gustare un presente fiducioso, speranzoso nell’intervento di Dio. Oggi è il tempo in cui gioiamo in attesa di Dio. Attendere Dio è ciò che Dio attende da noi!
1 Giovanni 2: 3-5

Sacro e profano Gal 4: 8-10 (appunti sermone)

Sacro e profano Gal 4: 8-10

Vogliamo vedere i punti convergenti e divergenti con la concezione primitiva di sacro.
I Galati deludono P perché tornano alla religiosità degli inizi, ad un sincretismo tra il cx e il paganesimo. Religiosità corrotta: associare il ritualismo giudaico col sistema dei riti pagani in quanto questi esprimevano venerazione, dipendenza, timore di fronte alle divinità. La follia del regresso che porta il ritorno a delle pratiche religiose rudimentali. Contrasto tra Dio e non-dèi.
v3 Stoicheia tou cosmou, spiriti degli elementi dell’universo. Nel gr. + antico stoicheia=principi elementari, o perfino alfabeto. Stadi elementari dell’esperienza religiosa dei Galati nel passato. I commentatori moderni preferiscono tradurre “spiriti degli elementi dell’universo” con ‘segni dello zodìaco’. Terra, aria, fuoco, acqua (gli elementi) e le stelle erano collegate con vaghe forze spirituali – un tipo di speculazione astrologica.
v.10 Apparente riferimento all’attenta osservazione di un calendario. Può ricondurre allo strano giudaismo sincretistico allora esistente in Asia Minore. Paolo chiama questi elementi deboli e miseri. Desidera scuoterli per far realizzare loro ciò stanno facendo.
Paganesimo: principi base, primitivi del mondo; miti di origine. La storia ritorna in cerchio. Il mito dell’eterno ritorno. Il ciclo annuale di nascita e morte. Primavera–inverno. Il paganesimo divide il tempo in sacro e profano. Il tempo sacro: le feste tempo in cui l’uomo esce dalla storia. Nelle società arcaiche il mito designa una storia primordiale, vera, sacra, esemplare, che bisogna ripetere (in tutte le attività umane rilevanti) le gesta degli Esseri soprannaturali. La pienezza e il vigore si trovano all’inizio. Ciò che è successo ab origine può essere ripetuto x forza dei riti. Sapere il segreto dell’origine delle cose e farle riapparire quando scompaiano. Recupero del tempo primordiale: riattualizzazione dell’inizio assoluto della creazione del mondo. Nel mondo arcaico, la storia primordiale è conosciuta ma anche continuamente ricordata. Ma così si rivive continuamente le crisi e le tragedie del suo passato mitico.
1. Metodi arcaici: ritorno all’origine. Abolizione istantanea del mondo e la sua ricreazione. 2. Freud elabora una tecnica analoga per ricuperare il contenuto di certe esperienze originarie. Con la Psicanalisi ha scoperto l’importanza decisiva del tempo primordiale e paradisìaco della prima infanzia. Poi c’è una rottura, una catastrofe. Bisogna ritornare indietro per riattualizzare, rivivere gli avvenimenti primordiali. Ritorno individuale (non + collettivo) al tempo dell’origine per risanare le ferite. Abolizione del cosmo o dell’universo individuale. Bruciare il proprio passato, dominarlo, e impedirli di intervenire nel presente. La conoscenza della propria storia personale conferisce una scienza di tipo soteriologico (salvifica) e il dominio sul proprio destino. Ci si libera dall’opera del tempo con il ricordo, con l’anàmnesis.

I profeti biblici hanno fatto una cosa: hanno distrutto il tempo sacro, il mito dell’eterno ritorno. Siamo stati cacciati dall’Eden e non possiamo tornare indietro. Il tempo non torna, la storia è una linea dal primo al secondo Eden. Utilizzare le occasioni ora. Oggi se udite la sua voce non indurite i vostri cuori. Inganno:  tornerò dopo x correggere. Non c’è la possibilità di ritorno nella storia biblica. Il tempo o luogo sacro= consacrato a un dio o divinità infernale. Tempo sacro (o luogo sacro) che bisogna rivivere o riattualizzare (o visitare).
Un certo tipo di cx conserva un comportamento mitico: il tempo liturgico è un eterno ritorno delle grandi gesta del Salvatore. Cristo è modello esemplare. Il cx si fonda sulla ripetizione liturgica della vita, morte e risurrezione del Signore e della contemporaneità del cx con questo tempo primordiale. Un modo di ritornare ad uno stato ideale. Dio vuole che guardiamo in avanti, non indietro. Come cx, bisogna staccarsi da questo ciclo dell’eterno ritorno, in occasione delle feste: pasqua, natale, sabato. Non ritorno, ma staccarsi da questo ed entrare nella vera storia sacra della salvezza che va da Gen e Apoc. Siamo tributari a questo modo di vedere del giudeo-cristianesimo. In questo il modo di fare pagano con quello giudeo-cx assomiglia. Si ritorna indietro al tempo del sacrificio. La ripetizione continua di un gesto paradigmatico è solo una fissità dogmatica che non aiuta. È solo un simbolo, un segno, un ricordo, un’anticipazione della salvezza. Anche se è un ricordo (s. cena) non è una ripetizione del sacrificio, come se Dio avesse bisogno del nostro intervento rituale x poter salvare. Nel mondo arcaico sì.
Questo è un comportamento mitico, cioè dell’uomo delle società arcaiche. Sebbene il tempo liturgico sia un tempo circolare, il cx accetta però il tempo lineare della storia.
Bibbia: il tempo della festa è festeggiare nel presente un’ombra o un’anticipazione. Nell’oggi c’è un concentrato di passato, presente e futuro. Il ritorno annulla il presente, distrugge il passato, e fa incerto il futuro.
Pasqua - un’ombra (memoria). La liberazione dall’Egitto – un simbolo della liberazione messianica. La pasqua anticipava la venuta di G. Sabato: una memoria della creazione, e anticipazione. Sab. in Deut.: memoria che sei stato schiavo e non padrone del mondo. Sabato: anticipazione del millennio, della venuta. Non dobbiamo osservare il sabato come tempo sacro, come un sacrificio portato alla divinità. Ma come tempo di comunione, di riposo insieme a Dio e agli altri. Il motivo è che sabato anticipa un riposo che non è ancora completo. Quando uso l’osservanza del sabato per ricavare benefici dalla divinità: questa separazione (non comunione) ed è idolatria del tempo.
Riportare il sacro, riattualizzare i miti di origine – annullamento del mondo seguito da una nuova creazione. La rivelazione non è un ritorno indietro. E un continuare ⇨ la storia, è escatologia. Paganesimoogni anno nuovo ricomincia la creazione. L’anno nuovo si inaugura un nuovo ciclo temporale. L’escatologia insiste sul fatto che la nuova creazione avviene dopo che questo mondo sia definitivamente abolito ma non per ricominciare lo stesso ciclo. È un tempo assolutamente nuovo. Anzi è un tempo fuori dal tempo. Una cosa che non assomiglia per niente al primo. Non ci sarà un’altra volta la caduta, il peccato, . Non sta a noi questa trasformazione. L’irruzione è di Dio nella nostra vita.
Rinascita nello Spirito. Il battesimo è un rito con cui avviene una nuova nascita, un ritorno, un’abolizione del mio mondo pagano, e passaggio in un mondo spirituale. Non un ritorno temporale, agli inizi, ma è un evento che non è mai avvenuto. Irrepetibile. Le occasioni che passano sono perse x sempre.
L’arcaico conquista il mondo. L’uomo domina il mondo, trasforma il caos originario in cosmo e questo lo situa accanto agli dèi. La soluzione al problema non è mettersi al posto di/o accanto a Dio; nemmeno l’ascesa dell’uomo a Dio. È Dio che scende. Solo Dio crea, ordina e domina il mondo. Noi da lui aspettiamo.
Uomo arcaico: il sacro è distinto dal profano. Quando c’è uno non c’è l’altro. X riportare il sacro fa un’operazione di decostruzione, destrutturalizzazione della storia. Disfatta - ricreazione. Semplificando molto, la decostruzione di Derrida nella sua strategia di lettura dei testi è l’irruzione di un evento che destruttura e ristruttura il contesto e genera nuovamente il senso. Ciò che nel linguaggio è dominio di senso, nella ricerca del sacro nel mondo arcaico è dominio della natura, del cosmo. Con la magia diventa padrone del creato. Usa il rito per esorcizzare il male. Prende in mano il suo destino.
Uomo biblico affida la sua vita personale e si lascia trasformato. Quasi passività. Anche a questo livello, nelle religioni orientali, la trasformazione se la fa da sé. Cerca il dio che è in lui. Umilmente lasciamo questo nelle mani del nostro Dio. Non costruiamo da soli la storia, la costruiamo insieme a Dio. Non siamo padroni della nostra trasformazione e salvezza.
Il sacro è il profano s’intrecciano. Tutta la vita deve essere dedicata a Dio. Non solo nel 7° g. Vi è continuità fra la festa e il giorno lavorativo. Il riposo fa la differenza. La festa è ricordo della creazione ma anche della schiavitù. È anche anticipazione del grande riposo nel paradiso. La festa non è abolizione, decostruzione o ritorno indietro ma avvertimento gioioso dell’eternità. Per questo il tempo non è un eterno ritorno, ma una continua crescita, con occasioni di salvezza irrepetibile, non più riproducibile nel laboratorio proprio. Non usiamo i riti per esorcizzare il male dalle cose e da noi stessi. Nemmeno come reiterazione, ricreazione delle grandi gesta di Dio. Queste sono solo dei segni messi nel cammino della storia di salvezza, messi lì per ricordarci la solidarietà e bontà di Dio per noi. Il rito battesimale, eucaristico è un mero simbolo, non hanno in sé un potere magico. Segno di alleanza fra Dio è uomo. Simboli della pace.
Dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la meta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù (Fil 3)

06/05/10

LiviuAnastase: Rugaciunea - timpul spiritului

LiviuAnastase: Rugaciunea - timpul spiritului

Ce sa nu fie in rugaciunea:

1. Nu cereti ce puteti face voi. Doamne scutura maru. Nu, tu il scuturi!
2. Nu cereti nevoia ci prezenta.
3. Noi puntei planul propriu pe masa.
4. Nu focalizati pe probleme (in loc de solutii).
5. Nu focalizati pe pacat (in locul lui Hristos).
6. Nu focalizati pe voi ci pe onoarea lui Dumnezeu.

Ce sa fie in rugaciune:

1. Laude si multumire.
2. Marturisirea: cand marturisesti Dumnezeu e credincios si drept sa te ierte. Si crede ca esti iertat.
3. Mijlocirea (problema de justitie universala: Dumnezeu poate sa lucruze pt ca cineva mijloceste pt o persoana).
4. Cereri: nu pt a informa pe Dumnezeu ci pt a-i da permisiunea sa lucreze. Mai este pt a afla ce noi nu stim.
5. Meditatie (cugetare). Timp in tacere contempland caracterul, crucea, bunatatea lui D. Mai bine sa astepti in tacere ajutorul D, decat sa aduci jertfa nebunilor. Dupa ce am avut de spus tot, cand sa spuna si El ceva….am plecat, pa!
6. Incredere: cand nu ti s-a raspuns, ala e raspunsu!

Rugaciunea - timpul spiritului


Rugaciunea “disperata”

Ioan 3, 8 glasuieste: “Vantul sufla incotro vrea!”. Psuche-ul, suflul spiritual, Atoateanimatorul este Spritul Sfant. El este o persoana, are o vointa, si ne duce pe caile sale incotro vrea. Omul nascut din nou este un bebelus care e dus de catre parinti incotro vor ei. La fel e si cu omul nascut din Spirit. Este dus de Spirit acolo unde este nevoie de interventia lui. Omul renascut nu mai umbla pe coclaurile batatorite de talpile lui in trecut. Acum devin straine pentru el toate aceste preocupari ‘materiale’ ce-i distrageau atentia de la ceea ce e cu adevarat esential: spiritul. Dar asa nu mai avem o viata a noastra, nu mai avem dorintele noastre, ideile noastre, preferintele noastre, scopurile noastre!!! Da, asa e. Insa cel ce vrea sa-si castige viata o va pierde! Alege viata ca sa traiesti!

Intrarea in Imparatia Cerurilor coincide cu nasterea din apa si di Duh. Apa este un mijloc simplu, empiric, material de a intra intr-o imparatie spirituala. E nevoie de un loc special (denumita in Biblie “camaruta”), de un timp special (timpul rugaciunii si meditatiei) si de o actiune (biblicul vegheati si rugati-va!) pentru a intra pe ‘taramul vietii fare de moarte si tineretii fara batraneti’. Spatiul si timpul sunt realitati omenesti inlautrul carora omul a fost conceput, care ajuta, adica sunt o “rampa” pentru intrarea lui in Imparatie. Pentru mentinerea in Imparatie e nevoie insa de o continua reforma si reintoarcere la nasterea din nou. Nevoia de “bebelushizare” este atestata de Iisus insusi: pana nu veti deveni ca niste copii, nu veti intra in Imparatie! Aceasta renastere continua este practicabila prin rugaciunea staruitoare, nu cea stil foc-automat s’incrucisat prin care il bombardam pe Dumnezeu cu cereri rapide (de tipul use & throw) periind paleta intreaga a nevoilor noastre directe intr-un timp record cuplati fiind pe modalitatea “concentrat”. (Astfel de rugaciune nu e posibila in public, cand ne incarcam cu responsabilitatea de a fi reprezentanti a intregii adunari. De fapt, rugaciunea publica si cea personala sunt rugaciuni aproape complet diferite).

Odihna sabatica (Evrei 4) este rezultatul intrarii in Imparatie astazi. Timpul spiritului sabatic este timpul rugaciunii neamanate. Acum, dupa o odihna benefacatoare in rugaciune, pot lucra in via Sa. Si voi fi si eficient. Chiar daca gravitatea problemelor din via Sa imi cere mai multa rugaciune si chiar daca voi ajunge la lucru la ceasul a 12-lea, rasplata va fi mare… si in plus voi evita naduful zilei, care de multe ori ni-l asumam gratuit, fara a fi nevoie de asa ceva! Lupta cea mare nu e pe campul de bataie ci inaintea Domnului, in lupta cu delasarea, preocuparile noastre pamantesti, adica intr-un cuvant - lupta cu tine insuti si duhurile din locurile intunecoase.

Si acum, cu totii la rugaciune!

30/03/10

Appunti sermone 27/03/2010 Bologna

Quale religiosità: assolutista o umanista?
Galati 3: 23-26 Non per dare soluzioni ma per stimolare il vostro giudizio.
Cos’è il bene? È bene perché è il bene o perché è Dio che dice che è bene? La volontà assoluta di Dio dice che lui vuole che una cosa sia bene, quindi bisogna rispettare questo decreto? O una cosa è buona perché è veramente buona a prescindere delle disposizioni di Dio? La nostra religione è assolutista o umanista? Ci proponiamo oggi di stabilire questo!
1° opinione. L’idea dittatoriale. Dio conduce tutto, è responsabile di tutto: ammorbidisce e indurisce il cuore. A questo punto dovremmo dire che è imputabile per la caduta. (la concezione della provvidenza totalitaristica del AT che l’umanismo di G poi correggerà). Dio è totalitarista. L’uomo non è fonte di bene solo Dio lo è. Occorre che l’uomo ubbidisca anche se va contro il buon senso (Abramo). Non hai il diritto di chiederti se una cosa e buona o non, dal momento che viene da Dio perché è sicuramente buona. La sua volontà è assoluta. Il bene per definizione è quello che vuole Dio. Dio non accetta che un’ubbidienza assurda e cieca della legge. →La legge non ha niente a che fare con le intenzioni dell’uomo. Bisogna rispettarla formalmente e basta.
2° opinione: opposta alla prima è l’idea umanista (con origini in Socrate): il bene è bene non perché Dio l’ha detto. Dio chiede di fare il bene perché è il bene, non per la sua volontà.
Le due idee sono sbagliate; vanno integrate. Se Dio fosse assolutista avrebbe salvato ma senza sacrificio. Se Dio fosse umanista avrebbe lasciato stare l’uomo com’era. Non morirà ma nemmeno io non intervengo. L’uomo senza Dio.
Invece Dio salva chiunque vuole perché ha questo diritto in virtù del sacrificio di Cristo. E in questo è il Dio assoluto ma anche solidale, un Dio umano. Dio è al di là del bene e del male, perché si può permettere di fare qualunque cosa. Redime un peccatore che non merita di diritto la salvezza. Ma, per coerenza alla giustizia, non salva senza il sacrificio. Si sottomette alla giustizia, e in questo è umano. Un tiranno non farebbe questo.
Come funziona un percorso di fede in un Dio assoluto ma umano? Di fronte ad un comando assoluto non ti si chiede di capire. L’umanità implica il ragionamento. Abramo fa e poi capisce. Prima Dio poi l’uomo. La volontà di Dio ha la preminenza. La fede è la sicurezza che ascoltando Dio raggiungerò un buon fine. La legge è spirituale. Non solo la lettera, anche lo spirito. L’intenzione. 2 attitudini: alleggerire e appesantire la legge. I farisei hanno fatto tante leggi per riuscire a osservare la legge. È impossibile, bisogna raggirare la legge per poterla tenere (intento umanista). Appesantirla con precetti per fare possibile la sua osservanza. La legge diventa una ☞maledizione(prigione) se non si tiene nello spirito. Se invece si coregge la legge non si rispetta la sovranità di Dio. oppure bisogna osservarla strettamente, in modo fondamentalista, senza tener conto dell’uomo. La legge dice questo, quindi nessuna deroga per nessuno! Inumana.
La soluzione la porta Gesù: interpreta la legge. La sua autorità è oltre la legge. Non pone la legge come premessa. G non si fonda sulla Bibbia. È Lui l’autorità suprema. La Bibbia si fonda su Gesù. La Parola si è fatta carne e poi scrittura. Raddrizza la legge e il giudaismo dalle sue tradizioni svianti. Gesù era un umanista. Un umanismo religioso radicale. Non separa (come farisei) l’amore di Dio dell’amore per l’uomo. Come fare del bene nel giorno di sabato. Non giurare su Dio per ottenere credibilità per poi mentire gli altri. L’incarnazione è il mettere in centro l’uomo ma non privando Dio del suo posto centrale.
+ grande comandamento è amare Dio; il secondo, è non c’è un altro più grande: ama il tuo prossimo. Quel’è più grande? La salvezza è centrata in Dio, ma a una struttura ellittica con 2 centri. Il secondo centro è anche nell’uomo. Non è solo teocentrismo ma anche antropocentrismo. I primi 4 comandamenti sono la premessa degli altri. Gesù è venuto per liberare la legge dalla ossessione di piacere a Dio perché la volontà assolutista di Dio lo richiede -antico patto. La nuova alleanza è: l’uomo è libero di essere uomo (umanista), perché G ha adempiuto la richiesta della legge. Lui è il Signore della Legge, la sua risoluzione. L’uomo è libero non x essere anarchico. Ma ora può focalizzare il bene, di vivere la legge nello spirito. Essere preoccupato in modo unilaterale di tenere la legge porta con sé dei comportamenti dei più eccentrici (senza centro). Eccessi. Però, su basi umanistiche non si può costruire un sistema teologico solido. Bisogna avere un riferimento superiore. Senza il rapporto con la divinità tutto diventa relativo: mi metto a interpretare chi è il mio prossimo. Dipende dalle circostanze, dalla cultura.
Dietro l’umanismo di Gesù sta un solido teocentrismo. Non è bene che l’uomo sia solo. Ma aveva Dio!? Questa finalmente è ossa delle mie ossa…Perciò l’uomo lascerà il suo Creatore e avrà il suo centro anche nell’umanità dell’altro. Il riferimento però rimane sempre in Dio; è la sua creatura. Dio applica la legge nel principio non alla lettera. SE mangerete morirete (era questa la legge). Dio è giusto ma non legalista. Dio preferisce negoziare, fare brutta figura, cambiare decreti, pur di salvare. Dio rinuncia alla congruenza alla legge per amore. Trova un’alternativa. Noi? In giorno in cui hai peccato ti ammazzo! Perché il sacrificio di Cristo? non è per placare la sua ira. Non è un Dio arrabbiato che ha bisogno di essere sedato, rabbonito con un po’ di sangue. Nemmeno non è per accontentare satana. Dio è giusto, e per coerenza con il Suo carattere deve adempire la giustizia. In questo si autolimita. Anche l’uomo è tenuto a rapportarsi alla legge in questo modo: rispettare la volontà di Dio tenendo conto dei bisogni del prossimo. Rispettare la norma divina ma senza calpestare i diritti degli altri.
Di che stampo è la nostra fede? Assolutista o umanista? La nostra fede è umanista ma fondamentalmente radicata in Dio. albero: radici in Dio, frutti nei confronti degli altri. La legge assoluta ci guidava, ci puniva, è stata un precettore quando eravamo bambini. Ma eravamo prigionieri della legge, un bambino immaturo. La legge è lo schiavo di Dio. un mezzo solo. Per un bambino questo livello è normale per un adulto no, -rimbambito. Un adulto guidato dalla legge configura per sé un sistema di valori. Il centro di comando è dentro -non più teologia manipolativa, ma una teologia probatoria e applicativa. Sl 85 La benignità e la verità si sono incontrate; la giustizia e la pace si sono baciate!

Marx e marxismo secondo noi

Commento su facebook al libro su Marx di Diego Fusaro: Penso che la soluzione stia nell’applicarsi per un’etica universale: un’etica del rispetto per la vita che include il rapporto spirituale con l’universo, e con Dio (anche se a questo livello non si parla più di etica). Capisco l’uomo quando cessa di essere un oggetto disgiunto da me, qualora il non-io o l’altro da me divenga parte dell’io; mi relaziono veramente con Dio, quando cessa di essere un idolo (la proiezione illusoria delle proprie aspettative su di lui). Diventare consapevoli dell’asservimento alle cose esterne e alle finalità fuori dal proprio io è però il passo decisivo verso l’allontanamento da questa estraniazione (in fondo anche Marx parla della necessità di un’alienazione nel suo concetto di materialismo storico, cioè che agisce a partire dalla vera condizione storica umana e non dalle idee che l’uomo ha di sé e del mondo). questo insomma non si realizza facilmente.

25/02/10

Lo scisma silenzioso, di Piero Cappelli - presentazione libro

–––––– Scarica audio qui.




Noi Siamo Chiesa

Movimento di cattolici progressisti aderente all’ International Movement We Are Church

Sezione dell’Emilia Romagna

Centro Poggeschi

Via Guerrazzi 14 – Bologna

Mercoledì 24 febbraio 2010 – ore 18,00

L’autore, Piero Cappelli, presenta il libro

Lo scisma silenzioso

Dalla casta clericale alla profezia della fede

prefazione di Arturo Paoli - Gabrielli Editori

Introduce

Giancarla Codrignani

giornalista

Dalla prefazione di Arturo Paoli: “Desidero vivamente che quest’opera possa portare un contributo notevole ad una riflessione sulla giustizia e sulla pace, mettendo in evidenza che Dio ha voluto un’istituzione che rappresenti protezione, aiuto, difesa, testimonianza per raggiungere quella pace che Cristo ha testimoniato con il sacrificio totale di se stesso. …La missione dei cristiani in un mondo laico è quella di ricordare che la finalità della storia, la finalità della vita e la finalità della politica è sempre la stessa: operare per la riconciliazione”.

Su queste premesse il libro analizza le contraddizioni e i conflitti, spesso duri e profondi, in atto da tempo all’interno della Chiesa Cattolica, tra la gerarchia, con il mondo clericale che la sostiene, e il variegato “popolo cattolico” – fedeli, sacerdoti e religiosi – che nella pratica e nel pensiero hanno posizioni diverse e contrastanti rispetto alla dottrina ufficiale. Si tratta di un vero e proprio “scisma”, seppur silente, non dichiarato, perché non è dato spazio alla sana controversia e al dialogo. I dissidenti, soprattutto teologi e sacerdoti, pagano con l’emarginazione e l’esclusione.

L’autore analizza i fondamenti teologici/biblici/comunicativi e i processi che sostengono questo tipo di Chiesa e conclude indicando piste di lavoro e di comunicazione ecclesiale per una nuova comunità-chiesa dove il dialogo e la profezia permettano un rinnovamento del segno della fede, della Speranza e della Carità.

PIERO CAPPELLI nasce a Livorno il 9 gennaio 1957. Si forma nei campi socio-religioso e teologico per la ricerca interdisciplinare sia alla Libera Università di Urbino presso l’Istituto di Scienze Religiose sia alla Pontificia Università della Santa Croce di Roma conseguendo il titolo di magistero ad indirizzo psico-pedagogico.

E’ counselor professionista specializzato in spiritualità e iscritto al Registro Nazionale Counselors (F.A.I.P.). E’ giornalista pubblicista dal 1984 e si occupa di comunicazione e mass-media. Collabora con periodici e giornali web come tellusfolio.it e agoravox.it. Ha diretto tra l’altro il mensile di Counselor della S.I.Co. (Società Italiana di Counseling) e I Care, rivista di cultura milaniana. Ha ideato e curato programmi radiofonici per la Rai di Firenze. Impegnato da sempre nel mondo del volontariato per i ‘Diritti dei cittadini’. Già assistente del sociologo della religione prof. Silvano Burgalassi all’Istituto di Scienze Religiose “N. Stenone” di Pisa; è ‘visiting professor’ presso facoltà teologiche.


01/11/09

Imparatia Chipurilor

Chipul lumii lui Dumnezeu

Ortodoxia creștinismului nostru se măsoară în dispoziția la ospitalitate pe care ne-o manifestăm in raportul nostru cu celalalt. Într-o societate lacerată de individualism, de nervozitate, de intoleranta si de lipsa ospitalitatii umane, apelul solemn al lui Dumnezeu este să căutam acordul cu semenul. Semantica ospitalității indică un loc de intâlnire sub același acoperiș, unde să ne odihnim si să sărbătorim umanitatea noastră, pentru că toți suntem călători și in definitiv nimic nu e al nostru. Tot ce se află sub cer este teritoriul tuturor, căci venim toti din unul, Adam, si avem un singur Creator-Dumnezeu. Întrucât omul nu este o plantă, o ființă imobilă, este numai natural să impărtășească totul cu toți. Ospitalitatea fiecăruia este descoperită când se cedează altuia o parte din propriul spațiu, fără ca identitatea personală să fie atenuată sau anihilată. Această dimensiune relaționala a omului este numita de E. Levinas chip care nu se poate fixa, cuprinde, incătusa căci este dincolo de puterea noastră de întelegere. Cu chipul nostru privim în exterior la lume și prin chip dialogăm cu ea.
Împărătia lui Dumnezeu nu este o realitate celestă, străina de oameni ci este în inimile credinciosilor care isi păstrează si dezvoltă chipul lui Dumnezeu in ei. Crestinismul nostru are datoria să se conformeze imaginii chipului divin și modelului pe care-l are Dumnezeu despre aceasta Împărătie, în care fiecare chip constitutiv are rolul său activ si unic. Transformarea din Romani 12: 2 (Să nu vă potriviți chipului veacului acestuia ci să vă innoiți…) pe care Dumnezeu o pretinde de la noi este legata de conformarea chipului nostru în asemanare cu chipul Său. Aceasta implica necesitatea unei corespondente și cu chipul alteritatii umane a semenului (caci mi-este asemanator, imi construiesc eul și identitatea proprie in confruntarea cu el).
Realitatea umana se incadrează intre doua paradigme – esenta si relatia. Esenta omului este divina, pentru că a fost creat după chipul si asemănarea Dumnezeului său. Această esentă se dispune, concretizează si intruchipeaza în cadrul dialogic al perechii, intelegând prin aceasta si extensia sa – relatia interumana in general. Produsul finit al creatiunii nu este omul singular ci polarizarea acestor esente umane barbat/femeie. În concluzie, chipul lui Dumnezeu în om este atat un chip interior esential cât si un chip exterior relational.


Natura structurală a chipului uman

Omul este creat dupa chipul lui Dumnezeu, si aceasta este ceea ce caracterizează omul în originea sa si în vocatia sau destinul său escatologic. Chipul lui Dumnezeu in om este estența sau natura cu care omul a fost creat. Fiecare chip uman este istoricizarea esentei divine in trup pentru că Dumnezeu este centrul spiritual al omului si ceea ce dă coeziune, armonie si fericire omului. Când, din cauza ipocriziei (sau divergentei dintre gândire, vorbire, făptuire, omul are conflicte interioare intre părtile luminoase si umbroase ale caracterului său, el devine nefericit. Asadar acordarea după modelul divin îl duce pe om si la armonizarea cu semenul său, căci fiecare isi are derivatia si fundamentul din si în Dumnezeu. Este in aceasta o subordonare pozitivă fată de altul, in acelasi timp bucurându-se de o absolută libertate. Întrucât omul structural nu este complet fără altul (conf. Gen. 2: 16) este necesară o anumită subordonare sau dependentă fată de celălalt. Acest lucru trebuie să se desfăsoare in libertate absolută pentru că orice om a fost creat în asemănarea cu Creatorul, ca agent liber.
Iisus Hristos este esenta umanitatii si a divinitatii revelate umanitătii. Hristos este chipul transcendentei manifestat în imanenta chipului uman. El este factorul de unitate solidară intre natura umana si cea divină. Chipul omului este un semn sensibil sau un fenomen al transcendentei esprimat în istorie, pentru că este chipul vizibil al unei realităti invizibile. Aceasta sensibilitate a chipului permite existenta relatiei, căci altfel ar fi ceva abstract care nu se poate esperimenta.


Natura relatională a chipului uman

Chipul este si expresia categoriei relationale a asemanarii omului cu Dumnezeu (Geneza 2: 16). Chipul nu se manifesta in cadrul hegemoniei sau subordonarii in fata altuia căci pluralitatea chipurilor cedeaza spatiu numai autoritatii comune asupra creatiunii. Nici a fi absorbiti de către lume dar nici a inghiti lumea pentru sine. În relatia cu “chipul”, eul se retrage partial si lasă un loc dialogic pentru manifestarea acestuia. Chipul este entitatea dispusa sa daruiasca un sacrificiu de sine instituit in orice caz ca o victorie a propriei vieti asupra propriei morti. Este o ‘moarte’ de sine ce promoveaza o viata nobila si de calitate superioara. Apartenenta sinelui la altul dă sens propriei identitati si face ca Împaratia chipurilor sau Impărătia lui Dumnezeu pe pământ să se constituie in armonie si pace.
Principiul fiintarii creaturilor este schimbarea, trecerea din fiinta in nefiinta (si invers) si multiplicitatea sau pluralitatea. Nici măcar Dumnezeirea, în statornicia Sa absolută, nu este redusa la unu. Cum ipostasurile dumnezeiesti sunt unite in chip nedespărtit fără a separa firea, tot asa si persoanele umane formează un ansamblu sub acelasi acoperis al naturii umane, distincte dar unite de esenta divină comuna.
Mărturisind doar individualitatea ipostasurilor (adica doar insusirile personale), fără a considera esenta noastră comuna sau fundamentarea divina a chipului, umanitatea este sărăcită sau chiar anulată in cazul in care este considerată doar ca o monada izolată ori ca o insulă fără căi de acces.
Chipul nu e o masca pentru a ne ascunde, ci ceea ce ne conduce spre altii, respectând individualitatea dar si libertatea, pentru ca Împaratia celor asemenea si egali lasă libera expresia partilor relationate la intreg.