21/08/10

In attesa della nostra attesa, Ebrei 4:9-10 (appunti sermone)

In attesa della nostra attesa
***In un cartone animato un bambino birichino di nome Calvino giocava con il suo compagno di gioco. Calvino disse al suo compagno di dargli una mano per spingere la macchina fuori dal garage perché gli dava fastidio al gioco. Il suo amico Hobbes gli rispose di chiedere prima alla mamma il permesso. Calvino disse: se chiedo il permesso alla mamma, come fa di solito, mi dirà anche sta volta di no. Dopo un po’ al lavoro della mamma squillò il telefono. Sei te, Calvino, tesoro, tutto bene? A sì, sto benissimo. Giocavo con Hobbes e ho avuto un incidente. Stai bene, sei ferito? Sto benissimo, te lo detto prima. Abbiamo spinto pian pianino la macchina fuori dal garage però la macchina non si è fermata davanti al garage, come lo metti te sempre. È andata in strada e un tir gli è passata sopra. Ok vengo a casa subito! Prima di mettere giù, Calvino disse: mamma, prima di venire a casa, dimmi quanto mi ami e mi vuoi bene.
Cosa attendiamo da Dio? Amore. discepoli: e noi che ci aspettavamo che il Messia…
La storia del cx comincia con una grande attesa e ancora una più grande delusione. La storia degli avventisti ugualmente. Avventisti sono sì del 7° giorno ma anche quelli che attendono il ritorno, con l’ottavo giorno, la sospensione del tempo e della sua numerazione. Siamo sempre tesi verso il futuro sia nell’attesa piccola sia nella grande attesa. Il bambino attende la crescita, la sposa di maritarsi, il morto di diventare santo subito. Per Dio invece – eterno presente. Il tempo è come un blocco di ghiaccio e i momenti come le bolle di aria dentro. Noi abbiamo aspettative da Dio. Ci aspetteremmo di essere amati, capiti. Qual è l’attesa di Dio? Di entrare nel suo riposo. Un riposo di sabato che è un’attesa del giorno settimo e del suo ritorno, ma è anche un eterno oggi. Bisogna riposarsi dalle proprie opere. Dio attende che noi attendiamo. In fondo seguire Gesù significa lasciare tutto il mio operato e attendere da lui qc.
2 episodi Elia e Mosè
Mosè sul monte 40g. il popolo attende paziente per quasi 40. L’interpretazione rabbinica parla di un ritardo di 6 ore. Una metà giornata che non si doveva contare ai 40 gg. Il desiderio di essere guidati, di avere sicurezze, di avere un Dio era buono. Orientato in modo errato. Arone, malgrado la sua notorietà negativa in questo caso, ha provato di far ripensare il popolo. Voleva dare tempo a Mosè, dunque dice al popolo di rinunciare all’oro. È facile? Questi orecchini e colane hanno un valore affettivo. Arone pensava che avrebbero cambiato idea. Subito. Domani sarà festa al Signore. Non al signor vitello. Cerca di distogliere la loro attenzione dal vitello per farli ragionare. È Dio il vostro dio. Arone era un avventista, uno che attendeva. Il popolo - un opportunista. Volevano cogliere al volo l’opportunità. Ora è l’ora di fare un altro dio, dato che Mosè non c’è. Davanti al Mar Rosso, Mosè ha detto: Halt! Fermatevi. Calmatevi. Attendete. Riposatevi. Fate sabato nel vostro cuore. Date tempo a Dio per agire. Anche Mosè è un avventista. Il popolo era senza freno. Incontinenti. Intemperanti. Come gli animali istintivi. Non sai come si comporterà. Il cane di casa che mi ha morso. Gli portavo da mangiare. Puoi dire a un cane di mettersi a ragionare? *cane di casa. Io pensavo lui sapesse queste cose. L’uomo di Dio invece è abbastanza prevedibile. Sai che attenderà il suo Dio. Giuseppe aspetta per 12 anni il suo Dio. Una cattiva abitudine: apparire all’ultimo, quando non c’è più speranza. Sembra un Dio che dorme nell’angolo più remoto di una barca e interviene solo quando cominci ad urlare come la cerva assettata d’acqua: ti desidero oh mio Dio!
Didimo il Cieco (sec IV) diceva nei suoi commenti ai Salmi, che la cerva poteva uccidere un serpente. Ma quando le capita questo va subito in ricerca di una fonte d’acqua, a causa del veleno che accumula nella bocca. Ha bisogno irrimandabile di diventare pura. Dopo l’incontro con il diavolo abbiamo bisogno di lavarsi. Neanche dopo il battesimo non possiamo evitarlo. Perché c’è dall’inizio inimicizia fra il serpente e la cerva, la donna. Lei schiaccerà il capo del serpente e lui le ferirà il calcagno. Dunque ha bisogno di lavarsi i piedi.Se noi abbiamo siamo stati battezzati, non abbiamo più bisogno di farlo. Solo lavanda dei piedi. Il metodo di afferrare il calcagno che Giacobbe usò sin prima dalla nascita…l’ha preso dal serpente. Lui ferisce il calcagno, si insinua furtivamente e morde. Non lotta con onesta. Dio ha insegnato poi Giacobbe a lottare in modo corretto. Proprio allora lui è stato vittorioso, non prima usando l’inganno. Quindi, non abbiamo bisogno di una lavatura integrale, come disse Pietro. Si racconta che la cerva, quando invecchia e la pelliccia perde il pelo, allora mangia un serpente per ridiventare giovane. Superare una tentazione significa un rafforzamento, come un aquila che vive una seconda vita. Questa cerva è la chiesa, il popolo di Dio.
Possiamo dire che il popolo fa un’immagine deificata di sé stesso. Non una cerva d’amore, gazzella graziosa, come nei Proverbi 5. Una cerva al maschile. La chiesa è la sposa, la donna. È innaturale voler essere lo sposo, essere dio. Questa è infatti la proposta del serpente in Eden. Essere come Dio. Essere dio, essere un vitello, non una cerva. Ecco il tuo Dio Israele che ti ha salvato dall’Egitto. Nel popolo erano non solo israeliti. Loro dicono queste parole.
Non tentate Dio con la vostra impazienza. Questa pazienza significa anche ricevere la legge. Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio. Il popolo è in attesa della sua legge, della sua giustizia. Superare la condizione di schiavo vuol dire aspettare, ubbidire naturalmente senza doverlo fare per paura.
***Una simpaticavecchietta scozzese viaggiava a piedi in tutto il paese. Arrivata ad un incrocio, tirava un bastone in aria e poi prendeva la via che indicava il legno. Una volta un uomo l’ha visto scaraventando il bastone 3 volte. Perché getti il bastone? Lascio che Dio mi mostri la strada. E perché 3 volte? Le prime due volte mi mostrava la strada sbagliata!
Le fasi della conoscenza di Dio: schiavo, fase intermedia – amicizia, poi figlio. A Mosè gli è servito un’attesa di 40 anni. Ugualmente al popolo nel deserto. All’inizio le parole della legge sono scolpite nella pietra. Con uno scalpello di ferro e con il piombo. Poi la legge sta nel cuore (la quale non è più di pietra ma di carne). All’inizio le parole sono sulla pietra perché altrimenti non capisci.
Giacomo 1: 23-25Facitori, costruttori/distruttori della Parola, faccia naturale/spirituale. Chi non ha pazienza ad aspettare Dio e la sua Legge ed è sempre di corsa, guardo lo specchio poi subito scappa, si dimentica di Dio, vuole agire da solo. Riposare vuol dire aspettare. Sabato è l’espressione della legge per eccellenza. Nocciolo della legge. Quando stiamo lì in contemplazione, per guardare il mondo di Dio, e vero, come in uno specchio di bronzo, cioè scuro, poco visibile ma e pur il mondo di Dio questo! Questo modo non bene delineato ha a che fare con l’attendere. L’efficienza oggi è legata al velocizzare le pratiche. Non ci piace la burocrazia. Questo indugiare è l’attardarsi positivo che porta la luce di Dio. Non per niente questi con la faccia naturale non sopportavano la faccia spirituale di Mosè - un’esplosione di luce con tutti i colori dell’arcobaleno. Bisognava coprirsi con un velo.
Parliamo di un altro che aveva bisogno di velo a un certo punto. Elia. Viene fuori dalla caverna e si copre la faccia con il mantello perché in quel momento era disturbato dalle cose spirituali. Si era abituato alla caverna. Elia sul monte Carmelo, una vittoria grandiosa.
***Non è vero che chi ha più forza avrà vittoria. Elia solo, quelli - 850 profeti falsi. Napoleone ha dato una risposta cinica alla domanda se Dio è dalla parte della Francia. Dio è dalla parte di chi ha l’artiglieria più forte! Dopo Waterloo, in esilio Napoleone coregge: L’uomo propone, Dio dispone!
Aveva ora delle attese da Dio. Il popolo sicuramente tornerà senz’altro a Dio. Ma niente. Le sue attese non sono onorate da Dio. Prende e va via nel deserto verso il monte di Dio: Sinai. Che fai qui Elia? Non mi attendi più? Due modi di agire: il popolo è impaziente ad agire e Elia non ha più risorse né per agire e né per altro. Una passività mortale. E giù di morale. L’attesa cristiana non somiglia a nessuna delle due. È un’attesa attiva perché spera nel Signore e si fida di Lui.
Subito dopo Carmelo Elia entusiasta, manda ad Acab per dirgli che arriva la pioggia, e sale sempre sul Carmelo per aspettare l’intervento divino. Prega 7 volte. L’acqua arriva non subito come il fuoco. I tempi di Dio sono diversi.
Dio non era in quel fuoco. Come??? Ma prima non Dio ha mandato il fuoco? Dio ha mandato l’acqua. Ma Dio non è nell’acqua! Dio usa questi elementi come strumenti, per un solo scopo: amore. Con-vincere. Vincere insieme. Più vicine a Dio sono: il sorriso, abbraccio, bacio (non di Giuda!), una buona parola, incoraggiamento ecc. Il fuoco del giudizio veniva sull’altare solo come simbolo dell’ira di Dio che annientava l’agnello diventato (serpente) peccato. Dio è nel suono dolce e sommesso (lieve). Dio è un lievito che fa crescere l’amore negli uomini.
Calvino ha detto: mamma, prima di venire a casa, dimmi quanto mi ami e mi vuoi bene.
Abbiamo bisogno di un Dio d’amore. È così è il nostro Dio. Il fuoco, i tuoni sul Sinai erano strumenti per inculcare la legge nel popolo. Però Dio del monte Oreb (Sinai) non è questo! E quello del suono dolce e sommesso. Qual è il Dio delle nostre attese? Aspettiamo il Dio giusto o un…vitello, la nostra propria azione, vitello che è l’immagine di noi stessi, cioè un idolo? Disperiamo se le nostre attese non siano onorate da Dio o facciamo sabato nei nostri cuori attendendo l’agire di Dio e la sua legge?
In quest’attesa non c’è bisogno di subire il presente. Quando attendi un viaggio questo comincia sin dal momento in cui sogni facendo i piani di viaggio. Macompiacersi, gustare un presente fiducioso, speranzoso nell’intervento di Dio. Oggi è il tempo in cui gioiamo in attesa di Dio. Attendere Dio è ciò che Dio attende da noi!
1 Giovanni 2: 3-5

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